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Piante velenose italiane

Piante velenose italiane

In Italia non ci sono tantissime piante velenose, questo non vuol dire che in ogni caso non siano velenose. Inoltre tutte le piante sono usate per principi medici, questo ci induce a pensare che comunque le sostanze di cui sono composte possono influire più o meno sul nostro organismo.

Piante velenose in Italia

Segue una lista di piante velenose presenti in Italia.

Stramonio (Solanacee): Pianta erbacea annuale alta una 50 cm, con grandi fiori bianchi dalla corolla all’imbuto, avente il margine diviso in 5 lodi. Il frutto è una capsula irta di punte, grande quanto una noce. Si trova nei luoghi incolti e fiorisce a giugno.

Cicuta (Ombrellifere): Pianta erbacea alta fino a due metri con caule vuoto, verde con chiazze color vino. I fiori sono piccoli, bianchi, disposti in ombrelli. I minuscoli frutti sono muniti di cinque coste. Tutta la pianta ha odore fetito. E’ comune nei luoghi ombrosi; fiorisce dall’aprile all’agosto.

Belladonna(Solanacee): Pianta erbacea alta sino a un metro, con fiori grandi, bruni, a campana cilindrica, divisa al margine in cinque lobi. Il frutto è una bacca lucente, nera , grande quanto una ciliegia. Si trova nei moschi montani e fiorisce in primavera ed estate.

I sintomi sono condensati in una vecchia filastrocca inglese:“caldo come una lepre” (aumento della temperatura corporea)“cieco come un pipistrello” (dilatazione pupillare e paralisi dell’accomodazione)“secco come un osso” (blocco della sudorazione e della salivazione)“rosso come una barbabietola” (congestione del volto e del collo)“matto come una gallina” (eccitazione psico-motoria, allucinazioni).

Erba morella (Solanacee): Pianta erbacea alta sino a un metro, con piccoli fiori bianchi riuniti in mazzetti e frutti globosi, neri, grandi quando un pisello. E’ comunissima ai margini delle strade e fiorisce durante tutta l’estate.

Elleboro verde (Ranuncolacee): È una pianta erbacea perenne rizomatosa, alta circa 30 cm; presente allo stato spontaneo nei boschi ombrosi calcarei, è diffusa come pianta da giardino a fioritura invernale e più conosciuta come “rosa di Natale”. È costituita da foglie picciolate basali che permangono fino a dicembre. In questo periodo e fino a marzo circa, compaiono i fiori, grandi (diametro di 6-8 cm), di colore variabile dal bianco al rosa o al rosso vinoso. A fine marzo, alla scomparsa dei fiori e delle foglie vecchie, appaiono le nuove foglie che danno origine nel periodo estivo-autunnale a piccoli cespugli. Per il contenuto in glicosidi cardioattivi (elleborina ed elleborigenina) la cui azione danneggia il muscolo cardiaco, questa pianta è ritenuta molto tossica sia per gli uomini che per gli animali. Il quadro clinico è costituito da sensazione di bruciore alla bocca, vomito, diarrea e coliche addominali. A carico del cuore si possono avere aritmie cardiache, anche di severa entità. Casi d’avvelenamento sono stati anche segnalati in seguito a consumo di latte d’animali che avevano brucato le piante.

Aconito (Ranuncolacee): Pianta erbacea alta sino ad un metro, con foglie palmate e laciniate, e fiori riuniti in grappoli terminali, fatti di cinque petali di varia forma e di un bellissimo colore viola azzurro, o anche biancastro. Cresce nei boschi e nei pascoli montani e fiorisce da giugno ad agosto.

Gigaro  (Aracnee): Pianta erbacea alta sino ad una quarantina di centimetri, con rizoma tuberoso, foglie grandi a punta di zagaglia, molli e caratteristica infiorescenza gialliccia avvolta da una spata verde chiara. E’ in ogni caso quasi ovunque. Esistono varie specie tutte velenose.

Colchico autunnale (Gigliacee): Pianta provvista di un bulbo grande quanto una noce. I fiori viola chiari, a se tepali, spuntano in autunno quando non vi sono foglie. Le foglie escano dal terreno a primavera. E’ comunque quasi ovunque.

Ginestra (Spartium, Cytisus, Ulex) – Famiglia Leguminose: Si tratta d’arbusti eretti che da un fusto unico si aprono in numerosi rami flessibili che portano le foglie e i fiori; il frutto è un legume contenente 4-5 semi scuri. Queste piante, diffuse in ambienti diversi, dai litorali alle alture aride, dai terreni incolti ai bordi delle strade, hanno in comune una fioritura molto appariscente, una vera cascata di fiori, generalmente gialli, ma anche di colori diversi per le varie cultivar vivaistiche di Cytisus.Anche le proprietà farmacologiche sono simili e derivano dall’elevato contenuto in sparteina, un alcaloide responsabile dei sintomi dell’intossicazione, consistenti in nausea, vomito, diarrea, dilatazione delle pupille, salivazione, sudorazione e vertigini. Nella nostra esperienza alcuni casi di intossicazione multipla da questa pianta sono derivati dalla preparazione di un risotto “ai fiori di ginestra” consigliato da una rivista

Tasso – Albero della Morte (TAXUS BACCATA): Albero dioico, alto sino a 20 metri, largamente piramidale con rami ascendenti o orizzontali e tronco rossastro scuro ;Foglie di colore verde scuro, a lamina lineare, lucide di sopra e ad estremità acuta ma non pungente, disposte lungo i rami in due ranghi opposti;  Fioritura da aprile a maggio. Coni maschili con squame appiattite, coni femminili con un solo seme, circondato da un arillo carnoso vivacemente colorato di rosso, a maturità ad agosto-settembre ;

(tutte le informazioni sopra riportate sono state trovate su internet)

SambucusTutte le parti della pianta sono tossiche per la presenza di cianuro e vari alcaloidi. Fanno eccezione i fiori e le bacche mature, ma non i semi al loro interno. Nella preparazione di confetture la cottura o la macerazione delle bacche sono sufficienti a far sì che i composti cianogenetici si volatilizzino completamente. Nel caso di un’ingestione accidentale i sintomi dell’intossicazione sono gli stessi dati dall’ingestione delle mandorle amare che egualmente contengono composti cianogenetici. Questa tossicità non ha ”effetto” su alcuni pesci, come i cavedani. Infatti le bacche di sambuco vengono usate anche come esca per questa specie di pesce.